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Meritocrazia

La meritocrazia non va intesa come una forma di comando, piuttosto come uno strumento di motivazione. Con questo vogliamo semplicemente dire che i programmi motivazionali che ci accingiamo a lanciare hanno il preciso compito di motivare tutte le persone dell’azienda o dell’organizzazione, dalla prima all’ultima. Non esistono persone meritevoli e persone non meritevoli, mentre è vero che chiunque possa essere motivato con un giusto apprezzamento del suo contributo e con un adeguato sprone verso l’ottenimento di performance migliori.

Le relazioni industriali hanno condotto, in Italia, a stabilire formule contrattuali che non sempre considerano rilevante la naturale tendenza del lavoratore a vedersi riconosciuto adeguatamente il merito della propria performance. Ciononostante, è sicuramente possibile conciliare le attuali formule dei contratti collettivi di lavoro con programmi motivazionali che aggiungano valore per le aziende e per le persone che vi lavorano. Il passo fondamentale è riconoscere che ogni collaboratore ha il potenziale per migliorare ogni giorno il proprio contributo e quasi sempre un desiderio irrefrenabile di dimostrare a se stesso e agli altri di saper fare meglio e di più.

Quindi, meritocrazia non vuol dire che comanda chi è più bravo, ma semplicemente che va riconosciuto il merito. Se poi assumiamo che ogni persona ha la capacità di migliorarsi, comprendiamo che il merito è, come la performance, un parametro utile per la definizione della motivazione e quindi della crescita dell’individuo e delle organizzazioni.

L’azienda farà bene a riflettere attentamente sul potenziale guadagno che si può realizzare attraverso i piani di sviluppo della performance e l’utilizzo di metodi meritocratici. Anche se definire un piano di incentivazione non è un compito semplice, né facile, né immediato, lo sforzo richiesto può portare grandi benefici a tutti. Personalmente, ho vissuto e gestito realtà che hanno visto produttività doppie della media, ambienti di lavoro stimolanti e relazioni interpersonali e di collaborazione, all’interno dell’azienda, da fare invidia ad una squadra di calcio.

Per realizzare la meritocrazia, occorre spesso realizzare dei cambiamenti rilevanti. A volte si tratta di cambiamenti epici, spesso non facili e stressanti. Ma, come già detto, tutto sta nel modo in cui i programmi vengono ideati, pianificati, comunicati, realizzati e controllati, quasi sempre controllati in modo pro-attivo e flessibile.

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